Vai alla pagina iniziale
From Medea Gli Ultimi  
Pagina iniziale
 
From Medea.

Rina, Vincenza, Eloisa, Marga. Quattro donne diverse tra loro, ma legate da una colpa comune: l’infanticidio. Chiuse in una stanza, all’interno di un carcere psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze.
Dalla convivenza forzata – che a sua volta genera la sofferenza di leggere la propria colpa in quella dell’altra – germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti. Rina, ragazza-madre, ha affogato la figlia nella vasca da bagno in una sorta di eutanasia. Eloisa, passionale e diretta, si ostina a negare di avere ucciso il figlio: un cinismo solo di facciata. Marga sconta gli effetti di un’esistenza basata su un’apparente normalità, non sa esprimere i propri sentimenti e sospetta di non averne mai provati. Vincenza, nonostante la fede religiosa sarà l’unica a compiere un atto definitivo contro se stessa. Ha due figli, fuori, sfuggiti alla sua furia e per loro riempie pagine di lettere che non arriveranno mai a destinazione.
In questo dramma Grazia Verasani esprime una profonda pietas per donne che la depressione – malattia mentale, sofferenza – ha reso doppiamente assassine («Quando uccidi tuo figlio, è te stessa che fai fuori in quel momento»). Ma il testo nasce anche come riflessione sull’istinto materno, e come accusa contro una società che ha sempre bisogno di creare mostri e giudicare un malessere che non andrebbe liquidato con leggerezza.